Il Constraints Management
Negli ambienti manifatturieri vi sono centinaia di risorse
e milioni di operazioni. Gestirle e dedicarsi a ciascuna di esse con uguale
attenzione non è solo umanamente impossibile, ma anche non molto furbo. Un
ambiente manifatturiero è un sistema di risorse e attività interdipendenti, il
cui output complessivo è determinato dalla velocità delle risorse che hanno
maggior carico di lavoro in rapporto alla loro capacità produttiva. Focalizzarsi
e gestire attentamente solo queste risorse (constraint) non solo è più
semplice, ma è anche una maniera più intelligente di gestire la produzione. È
più intelligente perché si può regolare il passo di tutte le altre risorse su
quello del constraint (altrimenti detto risorsa pacemaker) e spremere da esso il
massimo prima di investire in capacità produttiva addizionale. L’idea del
constraints management va oltre, diventando nei fatti un processo di
miglioramento continuo. Se altre risorse creano problemi nell’alimentazione del
constraints, devono essere esaminate criticamente per il miglioramento del
processo. Infine, quando viene aggiunta al processo ulteriore capacità al punto
che altre risorse assumono il ruolo di constraints, il sistema va riconfigurato
in funzione dei nuovi constraint.
Drum
Il constraint
deve produrre ciò che può essere venduto, ovvero tirato dalla domanda del
cliente. Le aziende che adottano un approccio demand-driven beneficiano di
sostanziali riduzioni delle scorte e per conseguenza dei tempi di
attraversamento. Il concetto di drum (tamburo in inglese) richiama quello del
“ritmo” scandito per tutta la fabbrica. Facendo in modo che questo tamburo – il
constraint - suoni sempre e focalizzando gli sforzi per il miglioramento (SMED,
kaizen, 6 sigma, ecc.) in questa area, ci si stupisce spesso di quanta capacità
produttiva inutilizzata venga scoperta. Questo non si traduce solo in un aumento
del volume di produzione, ma anche in una accresciuta capacità di rispondere
rapidamente ai cambiamenti della domanda. E' necessario stabilire il
ritmo del/dei tamburo/i:
-
identificando e gestendo simultaneamente i multipli drum e punti di controllo
del sistema
-
pianificando i carichi sui drum per soddisfare la domanda
-
ottimizzando e livellando i carichi sui drum per rendere continuo e regolare
il flusso dei materiali nel processo produttivo
-
attuando la pianificazione adattiva, un processo di pianificazione continua
nel quale gli ordini cliente sono aggiunti in tempo reale al piano senza che
questo venga perturbato
Buffer
I buffer agiscono come ammortizzatori contro la famosa
“legge di Murphy”. I buffer assumono come unità di
misura la dimensione tempo e non materiale. I buffer di materiale generano
sempre scorte. I buffer di tempo sono migliori di quelli di materiale perché si
adattano automaticamente ai cambiamenti della domanda. I buffer di tempo hanno
queste caratteristiche:
-
i buffer sono raggruppati e posizionati in un numero molto
limitato di punti strategici del processo, mentre tutti gli altri buffer sono
eliminati, realizzando una maniera più furba di gestire la
variabilità
-
i buffer così raggruppati sono di gran lunga minori della
somma dei buffer precedenti; si realizza una riduzione del WIP e dei tempi di
attraversamento
I buffer proteggono le date di consegna,
prevengono il/i drum da mancanza di alimentazione ed evitano che i componenti
prodotti sui drum rimangano in attesa di altri componenti nei punti di
assemblaggio.
Rope
Il
concetto di Rope è allineare la produzione di tutte le altre risorse all’interno
della fabbrica al passo scandito dai drum. L’idea di fondo è evitare che il WIP
rimanga in attesa di essere lavorato. Allineando la produzione, le aziende
riducono drasticamente le code davanti ad ogni risorsa e per conseguenza
riducono i tempi di attraversamento complessivi. Inoltre, utilizzando il concetto di rope, si riduce in
modo sostanziale la dipendenza dai dati presenti nel sistema informativo.
L'utilizzo della rope prevede di:
-
pianificare i rilasci dei materiali alla produzione nella sola quantità
necessaria a soddisfare la domanda
-
calcolare i tempi di attraversamento sulla base di lotti di trasferimento
unitari, e non con i tempi di coda usati dall’MRP
-
schedulare le risorse per allineare il flusso degli ordini attraverso la
produzione
-
synchronizzare i punti di assemblaggio con il resto della fabbrica per
prevenire la “sindrome della vite mancante”
Buffer management
Durante
l’esecuzione del piano qualcosa va sempre storto o comunque in maniera diversa
da quella prevista. Questa è la natura degli ambienti ad alta variabilità quali
il manufacturing. Avere il migliore sistema di schedulazione non integrato con
quello per la gestione degli ordini in fabbrica è come tentare di guidare una
macchina senza volante. Gli aggiustamenti e le correzioni sono la regola
durante l’esecuzione del piano. Le schedulazioni sono
già obsolete nel momento stesso in cui sono generate. La continua
rischedulazione crea solo ulteriore caos e la gente finisce col perdere fiducia
in un sistema che cambia le carte in tavola anche diverse volte in un giorno! Il buffer
management offre la possibilità di attutire l'impatto della variabilità sul
processo produttivo, garantendo nel contempo il pieno funzionamento de/i drum e
assicurando il rispetto delle date di consegna.